Racconti

La storia e la conchiglia

Ciao, questo è un messaggio di aiuto. Sono una storia, sono rimasta incastrata dentro un pensiero: vi prego, liberatemi!

No, non scherzo. Vivo reclusa su un tavolino in compagnia di una conchiglia (chissà perché una conchiglia, poi?), mentre la stanza si riempie di un liquido rosso rubino, dal profumo fruttato di mora di gelso, prugne e ribes, con sentori leggermente erbacei… sto divagando.

C’è qualcuno là fuori? Mi sentite?

È tutto inutile! Questo qua mi ha isolato per bene, niente entra e nulla esce, tranne questo liquido rosso in cui affogherò a breve.

Come posso fare? Sto qua, con le gambe conserte, in compagnia di questa conchiglia inutile… ci fosse almeno un paguro dentro, potrei scambiarci due chiacchiere, che ne so, passare il tempo, escogitare una fuga o almeno sfogarmi un po’. Che poi voi non lo sapete, ma sono proprio una bella storia. Non ci credete? Vi assicuro che è così. Sono la storia del custode dei sogni. Come chi è? Ah, ho capito! Voi siete quelli convinti che basti chiudere gli occhi e così per magia i sogni arrivano. Poveri ingenui. Le cose sono molto più complesse. C’è un tizio, tale Arcibaldo, appena assunto all’ufficio sogni: ventenne, capello a caschetto, camicione a quadri, occhi sempre un po’ sulle nuvole… chissà che combina la notte? Ha preso il posto del padre, tale Annibale Scurati, lo so, a nomi in famiglia non stanno messi benissimo. Comunque, ‘sto tizio, Arcibaldo, è stato assunto per far sognare le persone.  No, non capite male, non è un artista visionario o cose simili. Lui sta seduto davanti ad un computer e dentro ci siete tutti voi. Un bancone come ci sono nelle hall degli alberghi, quelli a mezza luna pieni di foglietti informativi e promozioni (i pacchetti sogni). Alle spalle un immenso schedario, un vano per ogni persona, con dentro una scheda, l’archivio delle vostre giornate. Lui ogni giorno, quando il vostro inconscio si presenta al bancone con la chiavetta su cui è registrato tutto quello che vi è capitato, la prende, la mette nel pc, scarica i dati e la rimette al suo posto nel vano alle sue spalle. Oltre alle schede c’è un piccolo bauletto, un forziere, meglio, di quelli da pirati, ma delle dimensioni di una conchiglia. Una conchiglia? Perché una conchiglia? Vabbè, dicevo: ogni volta che qualcuno chiude gli occhi, sullo schermo appare una luce rossa in corrispondenza della persona che si sta addormentando, Arcibaldo ci clicca sopra col mouse e parte il sogno. Vi starete chiedendo come fa se milioni di persone si addormentano contemporaneamente? Domanda lecita. Arcibaldo non è l’unico impiegato di questo ufficio, ma io sono questa storia e gli altri appartengono a qualcun’altro. Comunque, non preoccupatevi: Arcibaldo ha tutto il tempo di cliccare sul nome rosso e avviare il sogno. Non pensate a un impiegato stressato con lo sguardo fisso sul pc che clicca a destra e sinistra, con le gocce sulla fronte. L’immagine è più quella di un ragazzo annoiato seduto di lato su una sedia girevole, che distrattamente schiaccia un tasto ogni mezz’ora. Ora sapete con chi prendervela se nonostante la stanchezza non riuscite a prendere sonno. Arcibaldo o qualche suo collega, distratti da qualche partita alla playdream si sarà scordato di far partire il vostro sogno. Quindi, lui è lì, la sua sedia, il pc e l’archivio. Otto ore, pausa pranzo e niente straordinari. Se ti capita il turno diurno davvero una noia pazzesca, tranne qualche pennica pomeridiana, ma per quelle c’è il pilota automatico, sogni preconfezionati, quelli esposti sul bancone, pacchetti pomeriggi da sogno. Avete mai fatto un incubo di pomeriggio? Roba leggera, rilassante, se è capitato è solo per un tasto sbagliato, sempre colpa della console o di un libro avvincente. Se vi capita di fare sogni che si avverano, invece, è colpa dei premonitori: tipi strani, poco raccomandabili. Arrivano sempre in coppia, senza avvisare, tutti vestiti di nero, con gli occhiali scuri e due misteriose valigette strette in mano. Spostano l’addetto in modo brusco, aprono e collegano le valigette al computer, le attivano girando due chiavette contemporaneamente, digitano sui tasti, richiudono e vanno via. Non è ben chiaro come funzioni la cosa, si tratta di operazioni top secret, nemmeno a me è concesso conoscerne i dettagli. Quello che so è che il loro arrivo significa che la ruota del vostro destino ha bisogno di un’addrizzatina o che qualcuno nell’aldiqua vuole mandarvi un messaggio. Poi ci sarebbero anche… Ehi! Dove vai? No, vieni qua tu! 

No, tutte le mie pagine! Vorrei tuffarmi per salvarle, ma non so nuotare, io sono solo la storia del custode dei sogni e non so nuotare, e questa conchiglia accanto a me non è di nessun aiuto, mi si stringe il cuore a guardarle, prima galleggiano poi piano piano si macchiano di rosso, l’inchiostro si mischia al mare e scendono giù, raggomitolandosi su sé stesse. No, quella è la pagina in cui Arcibaldo incontra Artemisia: addio storia d’amore. Basta, non c’è più tempo, tra pochi secondi verrò spazzata via. Chissà se sai galleggiare piccola conchiglia: sarò il tuo paguro.

Secondo un’antica leggenda le conchiglie sono i libri del mare, storie che i paguri portano in giro per il mondo, fino all’orecchio a cui sono destinate, per poi tornare nell’acqua a raccoglierne di nuove.

Una conchiglia vuota rotola sul bagnasciuga mossa dalla risacca, Nadine allunga la mano per raccoglierla, bagnandosi le frange della lunga gonna di canapa color crema. Scola l’acqua al suo interno, la avvicina all’orecchio e la porta alla bocca, sussurrandoci dentro delicatamente. Poi si inchina e l’accosta all’orecchio del piccolo Jona, che le sorride, mentre i loro occhi si specchiano nello stesso colore. Nadine rimette la conchiglia in acqua e la risacca la porta via con sé.

Poco più su, sulla spiaggia, un ragazzo con i capelli spettinati e la barba di qualche giorno si alza scuotendosi la sabbia di dosso, raccoglie una bottiglia vuota, la getta dentro un cestino e guarda una donna col suo bambino che giocano ad ascoltare il mare dentro una conchiglia. Quando la spiaggia torna ad essere tutta sua, si sveste e si tuffa in mare, nuotando con bracciate lunghe, scivolando sull’acqua. Sente il fresco, i muscoli che si distendono, il sole che scalda la schiena, l’aria che entra e sosta nei polmoni, le bolle d’aria nell’acqua, i pensieri che scorrono, una conchiglia e una storia.