Racconto di un Giugno Italiano

C’è una città in cui gli orologi stanno immobili, in cui il tempo non scorre. E da questa città capita che partano aerei che hanno il difetto del tempo, stanno lì fermi e non arrivano mai, con il tempo che si blocca e non scorre. E questi aerei hanno la fortuna di volare in cieli liberi, cieli estivi, senza nubi, un regalo solo per loro. E su questo aereo ci sono 81 persone e tra loro c’è Giuliana, che ha 11 anni e guarda dal finestrino quell’immenso vuoto con le luci sotto e stringe la pagella tra le mani e non vede l’ora di mostrarla al padre una volta atterrata e poi saranno solo bagni nell’acqua limpida della Sicilia. Un cielo vuoto, solo loro a macchiarne il blu.

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Ray e la Lunaltalena

Ray era sdraiato sull’erba e guardando il cielo pensava che lui era come uno di quei raggi di sole che ora gli scaldava il viso.

Mentre guardava una buffa nuvola balena sentì un soffio di vento fresco che lo fece starnutire e  pensò “magari ora alla nuvola balena viene il raffreddore e inizia a spruzzare acqua a più non posso come una fontana e mi bagna tutto: un raggio di sole fradicio e gocciolante. Fortuna che le nuvole balena non si prendono il raffreddore e i raggi di sole non si possono bagnare”.

Improvvisamente iniziò a sentire delle gocce d’acqua sul viso e un esercito di animali nuvola tappò il cielo, prendendosi tutti i raggi di sole.

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Il Gigante Pasqualino

C’era una volta e c’è ancora il gigante Pasqualino, certo non è adatto alla sua stazza questo nome piccolino, ma non nasce dall’altezza ma dall’animo bambino.

Anche se un po’ burbero può sembrare, non bisogna farsi ingannare. Dal brillare dei suoi occhi, è chiaro anche agli sciocchi, che quell’anima che ci alberga è vasta come una foresta, grande quanto sette soli e miliardi di pomodori.

I suoi occhi son fatti di azzurro e, udite udite, quel bel colore lo spalma tutto, in largo e in lungo, su nel cielo come il burro.

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La città dei bambini colorati

“C’era una volta la città dei bambini colorati”

“I bambini colorati?”

“Sì, rossi, bianchi, gialli, neri, caffellatte, rosa pallido etc.”

“E cosa facevano questi bambini? Erano malati? E i genitori?”

“I bambini facevano i bambini: giocavano; facevano  capricci; mangiavano, più cioccolata che broccoli; e crescevano. Nessuna malattia, e i genitori erano genitori felici dei loro bambini.

Dopo la pioggia si mettevano in fila e facevano l’arcobaleno.

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