La Donna Cactus

La donna cactus stava ferma, sempre.

Nessuno le si avvicinava,  per via delle spine. 

Ci aveva fatto il callo alla solitudine, o comunque si era rassegnata. 

Se qualcuno provava ad avvicinarsi, allungava le sue spine per cacciarlo,
lo spaventava prima che…

Un giorno, una bambina si sedette accanto a lei, a distanza di sicurezza. Aveva la faccia triste, le gambe raccolte fra le braccia e un dito che strisciava sulla sabbia, che disegnava piccoli segni che subito cancellava. 

– Tu non ti annoi a stare sempre sola?
Le chiese la piccola quasi sussurrando

– Io? No! È la gente che è noiosa.
Rispose la donna cactus alzando gli occhi al cielo 

– Che caratteraccio. Quindi non sono le spine a tenere lontano gli altri.

– E le tue spine dove sono?

– Qua!
Rispose la bambina toccando con l’indice la parte sinistra del petto. Vuoi diventare la mia amica?

– Non mi servono gli amici! 

– Non devono mica servire a qualcosa. Non sono cose.  

– Torna a casa. 

– Non finché non diventeremo amiche.

– Non ci senti? Ho detto che non mi servono

– Sarò un’amica che non serve, ma che ci sarà comunque.

– Ok! Facciamo così: se riesci ad abbracciarmi diventerò tua amica.
Disse la Donna Cactus sorridendo.

– Va bene: ci sto! 

Incredula, vide la bambina avvicinarsi, allargare le braccia e inarcare il corpo. Istintivamente la Donna Cactus si inarcò arretrando arretrando. 

– Ahi!

La Donna Cactus la guardò senza parlare

La bambina, mentre ancora si toglieva le spine, girò le spalle e andò via. 

Più facile del previsto. Pensò la Donna Cactus.

Dopo qualche minuto, però, la vide tornare coperta da uno strato di spugna. 

La bambina si avvicinò decisa. La Donna Cactus, senza farsi notare, gonfiò il ventre il tanto che… 

– Ahi! 

– Ottimo tentativo! Devo ammetterlo. Ti arrendi? 

La piccola, gettata la spugna, andò via, ma tornò poco dopo con un’armatura di latta. Quando l’armatura toccò le spine, le spinse contro la pelle della donna cactus, che iniziò a urlare. 

– Ma sei impazzita? 

La bambina, spaventata, si scostò e buttò via l’armatura. 

– Forse hai ragione, non è possibile abbracciarti. 

La donna cactus si rabbuiò, abbassò gli occhi e si ammutolì. 

Per qualche secondo rimasero ferme, lontane, silenziose, tristi.

Poi, la bambina si rimise l’armatura, la ricoprì con la spugna che aveva gettato poco prima e andò vero la Donna Cactus. Le spine attraversarono la spugna, senza toccare l’armatura, e l’abbracciò.

La Donna Cactus finalmente sorrise e la abbracciò a sua volta, stando attenda a non pungerla: 

– Grazie.

La donna cactus stava ferma, sempre. Nessuno le si avvicinava,  per via delle spine.  Ci aveva fatto il callo alla solitudine, o comunque si era rassegnata.  Se qualcuno provava ad avvicinarsi, allungava le sue spine per cacciarlo, lo spaventava prima che… Un giorno, una bambina si sedette accanto a lei, a distanza di sicurezza. Aveva…

La donna cactus stava ferma, sempre. Nessuno le si avvicinava,  per via delle spine.  Ci aveva fatto il callo alla solitudine, o comunque si era rassegnata.  Se qualcuno provava ad avvicinarsi, allungava le sue spine per cacciarlo, lo spaventava prima che… Un giorno, una bambina si sedette accanto a lei, a distanza di sicurezza. Aveva…