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Il caffè raccontato da…

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Filter Coffee Lab Pisa

Appena arrivati a Pisa ci siamo innamorati di un locale, una coffee house in stile angloamericano, che ci ricordava molto certi caffè Dublinesi, si chiama Filter coffe Lab. Abbiamo provato i suoi caffè, portato tutte le persone che sono venute a trovarci, goduto del brunch domenicale e fatto abbuffate di dolci. Ci è piaciuto così tanto che abbiamo chiesto ad Eleonora e Valentina di raccontarci un po’ il loro locale, ma soprattutto di parlarci del caffè. Ci hanno svelato anche una bella sorpresa per gli appassionati, ma niente spoiler.

Chi sono Eleonora e Valentina.

Sono due ragazze trentenni che hanno vinto una scommessa: portare un angolo di Londra in terra pisana.

Si perché loro si sono conosciute nella City, da Caffè Nero, una grande catena, la diretta concorrente di Starbucks per capirci.

E dopo un po’ di anni passati lavorando nello shop di Camden Town hanno deciso di tornate in Italia, con la voglia di far conoscere un modo diverso di concepire il caffè, che non può prescindere dall’espresso, ma che non può nemmeno fermarsi lì.

Così nasce l’idea di Filter Coffee Lab, e una volta scelta la città in cui far decollare il progetto: biglietti, valigie e… Pisa sia.

Cos’è Filter 

Filter Coffee Lab è una caffetteria in stile inglese (o americano se volete) dove il caffè smette di essere un semplice espresso e diventa una bevanda da gustare a tutte le ore, con la possibilità di scegliere tra differenti tipologie, rigorosamente 100% arabica, ma con un comune denominatore: la qualità.

Oltre a questo, Filter è un locale giovane, frequentato prevalentemente da Universitari ed Erasmus, che lo vivono un po’ come una seconda casa, dove portarsi il computer (il wi-fi è gratuito) e studiare/lavorare immersi in un ambiente multiculturale, poliglotta e stimolante. Se poi si è di fretta, c’è sempre il take away.

La domenica è la giornata del Brunch, quindi: uova, bacon, salmone e naturalmente caffè filtro.

Per chi proprio non può farne a meno, ci sono anche delle birre artigianali, del birrificio La Staffetta.

Ma è l’unica trasgressione alcolica ammessa. (Solo perché loro sono davvero bravi)

Ora parliamo del caffè

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Espresso, Americano e Filtro, che differenza c’è?

Molti confondono il così detto Americano con il caffè filtro. In realtà si tratta di due cose differenti. Il primo è un espresso al quale viene aggiunta dell’acqua calda, nato durante la guerra, quando gli americani volevano bere un caffè meno forte dell’espresso, ma non avevano la macchina per fare il filter coffee. La macchina per il Filter Coffee invece, ha un filtro e per forza di gravità, e non per pressione, l’acqua passa nel caffè. Per espresso e filtro si usano spesso caffè diversi, con tostature e macinature diverse. Altro errore che si commette è parlare di amarezza del caffè. Il caffè come caratteristica ha l’acidità, non l’amarezza, che è spesso sintomo di un difetto del caffè.

Caffè preferito?

Eleonora: Amo i filtrati, perché nel caffè filtro senti molto di più i flavour rispetto all’espresso. I miei preferiti sono gli africani, Kenya nello specifico. Perché hanno un’acidità spiccata, aromi di frutti… sono tra i miei preferiti.

Valentina: io prediligo l’espresso, nonostante faccia gare di assaggio di caffè filtro continuo a prediligere il metodo di estrazione espresso. Tra i preferiti i caffè del Centro/Sud America: Colombia, El Salvador…

Anche questi hanno una spiccata acidità, soprattutto se nel processo di lavorazione vengono lavati, in questo modo si tendono ad esaltare le caratteristiche acidule del caffè, che sono quelle che piacciono a me.

Qui cosa troviamo?

“Come tipo di estrazione abbiamo sia il tradizionale Espresso, che la Filter Coffee Machine e proponiamo anche il V60, caffè filtrato a livello manuale, che ha un cono in ceramica con un angolo di 60 gradi appunto, in cui sei tu, e non la macchina, a decidere la turbulence (come fare entrare l’acqua), le tempistiche, la temperatura, l’acqua. Le variabili che modificano il sentore del caffè sono tantissime, anche un grado, da 93 a 94 gradi, può cambiare il risultato in tazza.” Eleonora

“Riguardo le tipologie, usiamo solo 100% Arabica, che è la specie più pregiata, e ci affidiamo principalmente a una torrefazione di Livorno: Le Piantagioni Del Caffè. Facciamo entrambi parte della SCA (Speciality Coffee Association) ente riconosciuto a livello mondiale del caffè di qualità. Per l’espresso proponiamo sempre due Blend, una che si avvicina di più ai gusti italiani, Caffè Cento, una miscela di cinque arabiche diverse, tra cui un Brasile che dà sentori più cioccolattati, non troppo acidi. Questo anche per abituare le persone che arrivano da una Robusta, più comune in Italia, (le due grandi differenze di specie commercializzate della famiglia Coffea, che è la pianta del caffè, sono Arabica e Robusta). Il secondo è un caffè bi-origine, Etiopia e Guatemala, Caffè Iridamo, che ha un’acidità più pronunciata. Oltre a questo, con alternanza mensile, abbiamo un Single Origin, quindi non una miscela ma un caffè che deriva da un’unica piantagione. La peculiarità del monorigine è portare nella tazza le caratteristiche di quella zona specifica, quindi tutto quello che portano il clima e la terra di quel posto. Queste a volte arrivano da Le Piantagioni del Caffè, altre, le prendiamo in giro per il mondo o comunque da torrefazioni indipendenti, perché li assaggiamo, ci piacciono e li proponiamo.

Per il Caffè filtrato, invece, abbiamo una miscela creata insieme a Le Piantagioni del caffè, fatta a posta per la Filter Coffee Machine, quindi con una tostatura più chiara rispetto all’espresso, e non difficilissimo da capire. Un bi-origine, Brasile ed Etiopia, con il Brasile ad attenuare l’acidità etiope.

In fine, per il V60, usiamo esclusivamente Single Origin, che anche in questo caso cambiamo ogni uno o due mesi e prendiamo di volta in volta da zone differenti.”

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Oltre al caffè ci sembra diate molta importanza anche al latte.

“Sì, ne abbiamo di tutti i tipi: intero, scremato, soya, senza lattosio… Ma soprattutto facciamo molta attenzione a come viene lavorato. Da noi non troverai mai latte riscaldato o rimontato, e in tazza la differenza la percepisci, anche se non sei un intenditore.”

Della parte food chi se ne occupa?

“Quasi tutto noi. Tutto il salato, i brownies, le cheesecake li facciamo noi, mentre alcuni dolci come i Muffin arrivano congelati dall’Inghilterra. Comunque, sempre prodotti di qualità. (Noi possiamo confermare)”

C’è un architetto dietro l’arredamento del vostro locale?

“No, tutta farina del nostro sacco. Noi diamo le idee e mio padre, che lavora il legno per passione, le realizza.”

Una domanda stupida. Se dovessi descriverti con un caffè?

“Non so. A me piace molto il Flat White, una bevanda nata in Nuova Zelanda, ma che ora trovi anche negli USA e Inghilterra. È una bevanda fatta da due espressi, con stessa quantità di latte, ma con una schiuma molto fine e solitamente decorato con la latte Art. Non è molto convenzionale, e diciamo che io mi sento un po’ così: poco convenzionale.” Eleonora

Non disturbiamo Valentina che è tornata dietro il banco. Per questa volta se l’è scampata.

Francesco: Ora vado a farmi fare un cappuccino da Antonio, così faccio pure due foto.

Vi starete chiedendo qual è la sorpresa che avevamo promesso.

A breve ripartiranno le degustazioni di caffè, e noi saremo i primi a partecipare. Inoltre, non è da escludere che prima o poi nasca un nuovo Filter, a Pisa o in un’altra città.

Intanto, per chi non lo conoscesse, vi invitiamo ad andare a scoprirlo: non ve ne pentirete.

Filter Coffee Lab
Via Santa Maria, 30 (0,92 km)
56126 Pisa

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