Aristogracchi

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Wedding Road Weekend

Il weekend appena trascorso è stato senza dubbio #ontheroad (un wedding road weekend).

700 km tra Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo, 4 città visitate, un matrimonio, sigari, rum, strade provinciali e passi di montagna imboccati per sbaglio e ore di sonno insufficienti se hai deciso di guidare e scorrazzare qua e là tutta la domenica.

Del matrimonio lo sapevamo da tanto, ma il lavoro per entrare nell’abito troppo stretto si è concentrato tutto nell’ultima settimana. Corsa tutti i giorni, alcol e bibite gassate ridotte al minimo, qualche piccola accortezza sul cibo, brevetto advance di apnea e missione compiuta, il bottone raggiunge l’asola e il pantalone magicamente si chiude. Ok possiamo partire. Sveglia alle 6… 6:30…7:00… fraaaaaaa svegliatiiiiii. Scattante come un uomo invischiato nelle sabbie mobili inizio i preparativi. Partenza programmata ore 7:30 / 8:00 e alle 7:31 già vedo fare capolino sul volto di Chantal l’espressione mista di rabbia, ansia e terrore… tranquilla abbiamo tutto il tempo. Certo, dimenticavo che con noi va sempre calcolato un errore di direzione… la versione di @sciantal navigatore non è decisamente la più riuscita. Bello eh, per carità, montagne, boschi, piccole costruzioni in pietra immerse nel verde, ma forse 90 km di curve, con la segnaletica che sembra prenderti in giro, – curve per 1,2 km –  Grazie, perché quelle appena passate tu le chiami rettilinei. Magari le avrei anche evitate. Fatto sta che la pennica pre-matrimonio si è ridotta a 20 minuti scarsi di cui 10 effettivi.

Prima tappa Fano. Il matrimonio è qui, nella ex Chiesa di San Francesco. Un posto molto suggestivo, costruzione medioevale, ristrutturata in stile Neoclassico nell’ottocento, con un cielo azzurro, due piccole nuvole opaline e il volare degli uccelli a fare da soffitto. Degno sostituto di quello crollato in seguito al terremoto del 1930. Premesso che è andata bene, hanno detto si entrambi, c’è stato un momento molto particolare, accompagnato da un violino suonato dal vivo: il rito della sabbia. Lo sposo e la sposa tengono in mano due vasi con della sabbia colorata, chiara la donna e scura l’uomo, e rovesciano il contenuto in un terzo vaso, in cui la sabbia si amalgama e si mischia, creando onde colorate a rappresentare l’unione delle anime legate dal matrimonio. Non penso che ci sia bisogno del matrimonio per legare due anime, ma il momento è stato molto bello, direi: scenico.

Poi tutti a festeggiare.

Salendo da Rosciano verso l’Eremo camaldolese di Monte Giove, dopo poche centinaia di metri sulla destra, un cancello custodisce l’accesso ad un lungo e ripido viale che conduce a Villa Rinalducci, una delle più note e spendide residenze nobiliari del circondario di Fano. – spudoratamente copiato dal sito –

Aperitivi, portate, musica, giochi, l’angolo dei sigari e del rum, open bar, lo sposo sventola bandiera bianca, gli invitati iniziano a scemare, va via anche la sposa, rimaniamo noi due, coi gomiti poggiati all’impianto spine e faccio altre due birre restando dal lato cliente, si fanno le sei e forse è meglio andare a dormire. Meno di 4 ore di sonno e siamo operativi, diciamo così. Giro turistico per Fano, davvero una città molto carina, con le mura medievali e abitazioni in laterizio che la tengono ancorata al passato e il lungomare vivo e ben attrezzato… peccato non essere stati bravi nella scelta del ristorante. Chef seguace della scuola dei prezzemolati e monosapori: qualsiasi piatto tu richieda, sembra di mangiare sempre un guazzetto di prezzemolo e aglio. Siamo svegli da due ore e il sonno inizia già ad affacciarsi… urge dose massiccia di caffè in endovena in autogrill. Và già meglio. Direzione Roma, deviazione al primo posto carino che troviamo sulla strada. Senza una vera ragione decidiamo che San Benedetto potrebbe essere una buona scelta, impostiamo il navigatore e partiamo. Ci imbattiamo sul cartello Recanati e decidiamo di visitare il borgo Leopardiano. La città è davvero bellissima, con le mura tappezzate di poesie, piazze signorili, torri e balconate con viste mozzafiato, l’unica cosa strana è che tolta la ragazza dell’info point, gentilissima e molto preparata, il posto è letteralmente deserto (e letteralmente non è usato a caso), forse perché è domenica pomeriggio, fa caldo e sono tutti al mare, ma è una situazione davvero surreale: negozi, bar, ristoranti chiusi, solo in piazza Leopardi troviamo un bar gelateria aperto dove poter fare una sosta. Se a Recanati c’è il deserto saranno tutti a Porto Recanati e così è in effetti. Il lungomare è invaso da una fiumana di gente a passeggio e biciclette, con gli stabilimenti pieni e un profumo d’estate che la voglia di fare i biglietti per la Sicilia o la Sardegna è davvero tanta. Ma per ora non si può, tocca accontentarsi. Continuiamo il cattivo feeling con il cibo e riusciamo a mangiare la peggior pizza della storia che neanche a Dublino o quelle surgelate del supermercato. Ok fuggiamo. San Benedetto mantiene le aspettative, località di mare ben attrezzata con una gradevole passeggiata, bancarelle e varie strutture per attività sportive. Questa volta riusciamo a spezzare la maledizione e ci imbattiamo in un locale davvero troppo carino nel lungomare: il Viniles. Un po’ stile figli dei fiori, con qualche influenza pop art e atmosfera da giostre di paese. Un mix simpatico e allegro, ideale per sorseggiare un buon mojito, che avrei preso se non avessi dovuto guidare, mi sono limitato ad una tonica, o un bicchiere di vino bianco, la scelta di Chantal. Se passate da quelle parti vale la pena farci un salto, portatevi il costume, potrebbe finire con un bagno serale.

Siamo riusciti anche a lasciare la macchina aperta con valigie e quant’altro all’interno, ma fortunatamente abbiamo ritrovato tutto.

Tra una cosa e l’altra si sono fatte le 21 e poi le 22, e allora meglio mettersi in macchina e alle 23 mi si chiudono gli occhi, sosta caffè, e sono le 24, dai che forse ci porto a casa vivi, il cartello Roma, ce la posso fare, parcheggio davanti al cancello di casa, Dio esiste, chiavi, portone, valigia buttata sul pavimento, rinfrescata, letto, morte.

Ps.  Il foto racconto è un po’ scarno per 3 motivi: ho dimenticato la macchina fotografica, Chantal ha scoperto le storie di Instagram e ormai fa solo quelle, ho un telefono pessimo.

 

 

 

 

 

 

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