Aristogracchi

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Fregola Sarda ai frutti di mare

Conoscete il cous cous sardo? Si chiama Fregula o se volete fregola e deriva dal latino ferculum, che può significare “briciola”, ma anche “sfregamento”.

Insomma ha a che fare con la forma e il modo di prepararla.

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Acrobati da tavola: la verticale di polenta.

Ultimamente ci sta capitando spesso di sentir parlare di verticali, partendo dai vini, passando per l’avocado, fino a scivolare sull’uovo, siamo finiti in questo mondo che si srotola verso l’alto, scivolati all’insù, una Alice sottosopra nella tana del bianconiglio in costante arrampicata, con invidiabili doti acrobatiche.

Sfruttando la nostra pigrizia cronica che ci impediva di abbandonare le calde mura di casa, anche abbandonare le coperte si è rivelato tutt’altro che semplice, abbiamo deciso di cimentarci in un numero acrobatico da far invidia ai Togni e agli Orfei: la verticale svuotafrigo.

– Piccola parentesi. Il termine acrobazia può sembrarvi solo in gioco di parole, ma se mi aveste visto, fare la seguente foto, in bilico su una scala tentando di centrare il tavolo e tutto il resto con la macchina fotografica, capireste che non sto usando parole a caso. Giochi che scappano di mano. –

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I Pitoni Messinesi

Pitoni Messinesi


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Fai una fontana con la farina, smettila di appiattirla e fare i buchi con le dita, risistema tutto e lascia solo un piccolo foro, che sarà la casetta del sale in modo che non vada a diretto contatto col lievito, non farti prendere dalla speculazione edilizia.

Bevi un sorso di birra perché tra poco avrai le mani impiastricciate, stando sempre attento a non sbagliare bicchiere, aggiungi piano piano l’acqua, il sale è già nella sua casetta, l’olio e lavora l’impasto finché diventa omogeneo.

Ecco hai fatto un disastro, ti avevo detto di versare l’acqua piano piano.

*riservata ai maschietti.

Smettila di fare il calco della tua mano e di tutti gli oggetti attorno a te.

*Per tutti

Metti a riposare in un recipiente capiente coperto con un panno per circa tre ore.

A questo punto l’impasto è pronto per essere steso.

 

 

 

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Preparazione dei pitoni:

Lava e asciuga la scarola, tagliala a pezzetti e condiscila con olio e sale.

Taglia a pezzettini la tuma, non mangiartela tutta, lasciane un po’ per farcire il pitone e fai a pezzetti anche le acciughe.

Dall’impasto ricava tante palline delle stesse dimensioni (circa 30 gr), qui ti autorizzo a giocare un po’, e stendi con il mattarello fino ad ottenere un disco di pasta dello spessore di circa 4 mm, circa non fare il pignolo, il metro puoi rimetterlo a posto.

Dividi ciascun disco  a metà e farcisci solo una parte con un po’ di tuma, un po’ di scarola e qualche pezzetto di acciuga.

Copri la metà farcita con l’altra metà dell’impasto a mo’ di calzone e sigilla i bordi ripiegandoli su se stessi e incidendoli con una forchetta.

Continua così fino ad esaurimento degli ingredienti.

Friggi con abbondante olio di semi.

Per finire, invita un paio di amici e prendi le birre dal frigo che quella che avevi aperto ormai è calda.

*Ichnusa, Anima Sarda.

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