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Dalla Feluca alla Tavola

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Oggi vi presento uno dei miei piatti preferiti: le Braciole di Pesce Spada, che l’AristoSardo* ha avuto il piacere di assaggiare durante le nostre vacanze in terra sicula.

*(dobbiamo alla nostra amica capocciara il nuovo nome di Francesco)

 

Partiamo da una breve introduzione sulle tecniche di pesca del Re dello Stretto, Sua Maestà il Pesce Spada:

Si ringrazia Wikipedia.

 

La feluca è un’imbarcazione a vela di ridotte dimensioni (normalmente può portare una decina di passeggeri più un paio di persone di equipaggio).

Le feluche sono diffuse in molte regioni del Vicino Oriente e del Nordafrica; per le loro caratteristiche sono adatte soprattutto alla navigazione sotto costa o in acque interne, e in effetti se ne trovano soprattutto sul Mar Rosso) e sul Nilo. Oggi esse sono obsolete, e per gli usi commerciali sono state di norma sostituite da più moderne barche a motore, ma vengono tuttora utilizzate in alcune circostanze, per esempio ad uso turistico in località come Assuan o Luxor.

Questo tipo di imbarcazione ha trovato largo uso anche nella tradizione siciliana e calabrese. Una sua moderna variante, infatti, viene utilizzata ancora oggi per la pesca del pesce spada nello Stretto di Messina, sotto forma di un grosso peschereccio con un’alta torre per l’avvistamento del pesce ed una passerella per l’arpionaggio. Queste due parti sono molto importanti perché, collegate direttamente da funi e tiranti, garantiscono stabilità all’imbarcazione. La barca è dotata anche di due motori per affrontare le correnti dello Stretto. La torre innalzata al centro della barca ha in cima una coffa, dentro alla quale prende posto l’ultimo componente dell’equipaggio, forse il più importante, dato che dà comunicazioni riguardo alla navigazione e alla presenza o meno del pesce. L’ultima invenzione nel campo delle imbarcazioni sono le spadare, robuste barche che permettono di spingersi in alto mare e catturare un ingente numero di pesci con l’aiuto di lunghe reti. Il sistema è stato in seguito vietato dalla CEF; questo ha riportato i pescatori ad utilizzare le antiche tecniche.

 

Ora possiamo entrare in cucina.

Ingredienti:

Pesce Spada (tagliato a fettine sottili di circa 2-3 mm)
Pangrattato
Prezzemolo
Spicchio d’aglio
Capperi
Parmigiano
Pecorino
Olio extravergine d’oliva
Sale & pepe

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Dissalare i capperi (di Pantelleria, Salina…fate voi), sciacquandoli bene in acqua. Mettere il pangrattato – IN SICILIA LA CHIAMIAMO MOLLICA –  in una ciotola con il prezzemolo tritato, i capperi, dei pezzettini d’aglio, il parmigiano e il pecorino grattugiati, il sale e il pepe. Irrorare con un po’ d’olio (la terminologia da usare in cucina è importante). Mescolare (operazione da effettuare rigorosamente con le mani) con molta cura e tanto amore la bella mollica condita, che deve essere sufficientemente umida, in modo da evitare che la cottura renda troppo asciutte “le piccole braciolettine”.

Una piccola precisazione per chi non conoscesse le braciole messinesi, in modo da evitare equivoci come accaduto con il buon Degortes. Tecnicamente si tratta di involtini, che possono essere di carne o di pesce (ingeribili in un sol boccone, due massimo). Se qualcuno vi dicesse: mi mangerei otto braciole! Non strabuzzate gli occhi come fece il Sardo, non si tratta di un lupo mannaro o un alieno cannibale con le sembianze umane. È solo un messinese.

 

Procediamo.

Sciacquare le fettine di pesce spada e asciugarle. Mettere un po’ di mollica condita su ciascuna fettina e arrotolarla. Al quinto tentativo circa riuscirete ad avere la braciola perfetta. Fissatene quattro con uno stecchino, ed ecco a voi il vostro primo spiedino.

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A questo punto a voi la scelta sulla modalità di cottura delle Braciole:

  1. Mega grigliata in spiaggia con falò annesso e carovana di amici con casse di birra in spalla.
  2. Al forno, preparate da Papà Pasqualino dopo una giornata in gommone alle isole Eolie, che non so chi era più abbrustolito (ancora grazie Stefania per le foglie di Aloe VERA). Modalità grill mi raccomando.

Buona appetito!

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Ora andiamo a farci una corsetta per smaltire le braciole, al ritorno il Sardo si dedicherà alla stesura del racconto della nostra vacanza in Sicilia e della sua fissazione a voler fare una sfida (dalla quale mi astengo) tra le due isole. Anche perché si sa già chi vince.

 

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