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Abbiamo scoperto il Barred

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Una bella scoperta. Ci siamo finiti per caso al Barred, gironzolando nei dintorni di via Taranto, tra San Giovanni e Re di Roma, alla ricerca di un posto in cui ammazzare il tempo e sorseggiare una birra fresca. Eravamo da quelle parti per vedere il saggio della nostra ballerina pellicalzecorte al Teatro Golden e per un’incomprensione siamo arrivati con netto anticipo (cosa che non capita spesso).

Entrati in via Cesena vediamo delle persone sedute ai tavolini nel marciapiede al lato opposto della strada, a un centinaio di metri davanti a noi.

  • Proviamo là?

  • Va bene, anche perché se no finiamo per girare a vuoto inutilmente.

Non siamo degli abitué della zona.

Arriviamo davanti alla vetrate, diamo un’occhiata veloce, vediamo sui tavoli la nostra bionda dei desideri e senza ulteriori giri o consultazioni entriamo.

L’ambiente è molto minimal, essenziale, pareti vuote, tranne una grande lavagna alla destra del bancone su cui sono scritti i piatti del giorno. Il bancone in legno massiccio è il protagonista assoluto, infatti prendiamo subito posizione sugli sgabelli davanti all’impianto spine. Un tocco di design molto carino è dato dalle luci stile industriale, ma oltre questi due elementi l’idea è quella di trovarsi in un posto semplice, in cui bere un caffè e via o sorseggiare una birra al banco, ma di semplice il Barred ha ben poco, se non la genuinità che contraddistingue la scelta dei prodotti e l’approccio di Mirko e Tiziano, i due fratelli che hanno dato vita a questa bella realtà nel quartiere Appio.

Ordiniamo le nostre Ipa dopo un’accurata spiegazione delle caratteristiche delle birre attaccate alle spine, che scopriamo ruotare periodicamente, in modo da offrire sempre qualcosa di nuovo, con preferenza per i birrifici artigianali italiani e locali in particolare, filosofia che viene seguita nella scelta di tutti i prodotti trattati, puntando sulla stagionalità, la sostenibilità e l’alta qualità.

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Io parto subito con qualche foto, mi sono portato dietro la canon perché l’idea è quella di sperimentare le dritte del mio amico Piero usando le ballerine come cavie :).

Tempo di esposizione, apertura del diaframma, sotto o sovraesposizione, iso: inizio a giocare con la luce insomma e mi diverto.

Poco prima di andar via arriva l’ordinazione del tavolo accanto a noi e a Chantal si illuminano letteralmente gli occhi. Cosa c’era nei piatti però ve lo dico dopo.

Dopo quando? Dopo lo spettacolo, ora tocca andare al Golden da Pellicalzecorte&co.

  • Dopo lo spettacolo ritorniamo? Con gli occhi di una bambina davanti alla vetrina dei gelati.

  • Certo che sì, anche perché questa birra mi sta dando soddisfazione.

Portata a termine la mia esercitazione fotografica pancia e palato reclamano la loro ricompensa.

Quindi si torna al Barred (che significa “sbarrato”) dalla cui contrazione pare derivi il termine bar.

Ci sono due o tre teorie accreditate per la verità, una sostiene che derivi da barrier, cioè sbarra. Infatti, all’epoca della prima colonizzazione dell’America del Sud, l’angolo riservato alla vendita degli alcolici, nelle osterie o nelle bettole, era diviso dal resto del locale da una sbarra, un altra richiama il nostro Barred poiché nel XIX secolo, nei periodi in cui in Inghilterra era proibita la vendita di bevande alcoliche, sulle porte degli spacci venivano inchiodate delle assi sulle quali questa parola veniva pennellata in calce. La terza ipotesi è legata al fatto che al bancone del bar due barre in ottone: per poggiare piedi e gomiti.

Riprendiamo la nostra postazione al bancone, altre due pinte e menu alla mano. Tartare di manzo con tuorlo marinato e misticanza di erbe spontanee aromatizzate al gin. E’ lui l’artefice, è lui che ha acceso le fantasie di Chantal, è lui che ci ha dato una gioia difficile da descrivere.

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Il menu si articola in una serie di piatti originali, ricercati, che solo a leggerli le papille gustative si mettono sull’attenti: trancetto di salmone, albicocche, liquirizia e caprino; ceviche di persico, leche de tigre e salsa tiradito; lingua di vitello, sedano, pecorino e gelato d’acciughe. Con la possibilità di ordinarli sotto forma di Tapas in modo da fare un vero e proprio tour culinario e vi assicuro che il vostro palato ve ne sarà grato a lungo.

Mentre continuavamo a stupirci e la felicità aumentava abbiamo incalzato Mirko con domande al limite dello stalkeraggio sulla scelta dei prodotti, l’origine del progetto, e chiedendo informazioni su ogni piatto o cocktail che uscisse. La disponibilità e cortesia dello staff è da livello esperto, corso zen superato a pieni voti e quanto amo fare il mio lavoro. C’è inoltre una gran cura del dettaglio e non solo nei piatti, tocco di stile il poggia posate di metallo.

Tra una spiegazione e l’altra la birra si è trasformata in cocktail, perché certe cose quando le vedi preparare e raccontate cosi, non puoi non provarle.

Rider on the storm: rum infuso al cumino, rum giamaicano, ginger beer, sciroppo fava tonka, pepe sichuan e lime.

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Che dire, ci siamo finiti per caso, siamo stati benissimo e allora siamo pure tornati per avere qualche piatto in più sul palato e scrivere due righe su questo Barred, che è proprio un bel posto, Mirko e Tiziano stanno facendo proprio un bel lavoro e vi consigliamo di farci un salto. Noi torneremo ancora, perché ancora non abbiamo provato il caffè e i lieviti di Bonci, i salumi e formaggi Dol e qualche altro cocktail molto interessante: gin o vodka biologici, vermouth dry, olive pestate e marmellata di arance amare (Filthy Martini).

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E poi ci torneremo ancora semplicemente perché ci siamo trovati benissimo.

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Via Cesena 30
00182 Rome, Italy

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